Uno sguardo verso me stessa

Sono una donna. Qualche tempo fa, dire questa frase mi sarebbe risultato difficile. Eppure era la realtà.. ma non per me. Non si trattava di un disturbo della personalità, ma piuttosto di una mancanza di coscienza di se stessi. Ho vissuto, ma non mi sono mai resa conto che non conoscevo, o meglio, ignoravo certi lati del mio essere.
Le varie esperienze di vita trascorse,( alcune dolorose), mi colpivano, e molto spesso mi ferivano. Fin qui il tutto è comune al resto del mondo, ciò che non mi spiegavo era il fatto che il dolore provocato dalle ferite non cessava mai di tormentarmi. I sensi di colpa, l’angoscia ecc…. erano sempre lì con me, e nonostante una facciata di serenità, dentro c’era una tempesta continua.
A volte mi consolavo sentendo altre donne parlare così, persone che come me, risultavano essere sensibili a tutte le angosce del pianeta. Qualcuno mi diceva: “ E’ come se una cosa mi ferisce il doppio degli altri!”. Anch’io facevo questo ragionamento. Poi, ad un certo punto, arrivò il desiderio di avere un figlio.
Qui iniziai un percorso amaro e dolce nello stesso tempo. Mai avrei immaginato cosa mi aspettava. Con la ragione credevo di essere pronta, ma il mio corpo non era d’accordo. Non è difficile capire lo stato d’animo mio e di mio marito. Affrontammo il problema dal punto di vista fisiologico con tutti gli esami e tecniche del caso. Fu devastante, si parlò di tube chiuse e ormoni impazziti.
Anni di sconforto, dopo ogni tentativo stavo sempre più male. Dopo il dolore, la rassegnazione. Trovai facile dire:” Non è destino, forse non sono tagliata per fare la mamma.” Il tutto sembrava risolversi in queste due frasi. Ma, era giusto?
Mi allontanavo da questo pensiero guardando molto lontano, oltre il mondo. La mia attenzione si focalizzava su tutto tranne che me stessa. Guardavo la natura e tutte le sue bellezze e riducevo la mia persona piano piano, fino a vederla come un essere difettoso, non conforme al’ideale di donna, mi sentivo invisibile e fuori posto.
In un barlume di lucidità consultai uno specialista che si occupa di curare i danni fisici causati dal dolore. Mi disse una cosa che mi lasciò scioccata, disse che la mia sterilità non era la causa del dolore ma l’effetto. Io non capii il significato di questa frase e non gli diedi importanza. Affrontai la terapia, ma se fisicamente sembravo avere dei benefici, dal punto di vista emozionale non era cambiato nulla. Dopo qualche mese, non so se per volontà di Dio, o del destino o entrambe le cose, incontrai una persona speciale, che, conoscendo la mia situazione, mi spinse a fare una cosa che mai avrei fatto da sola. Per trovare la causa di tutto dovetti cercare dentro me stessa.
Fino a quel momento, ogni volta che pensavo a me, vedeva un piccolo puntino nell’universo, pensavo che il mondo avrebbe fatto volentieri a meno di me. Queste mie idee, comuni a tante persone, spesso conducono alla depressione, a me portavano dritto alle mie tube. In effetti suona strano, ma la mia mancanza di autostima aveva danneggiato il mio apparato riproduttivo. Le mie povere tube erano chiuse e sopportavano tutte queste convinzioni. Il messaggio che mi mandavano era piuttosto chiaro:” Finche la pensi così non puoi essere madre!”. Ora, non so se effettivamente si possa dire così, però tecnicamente corrispondeva alla realtà. Che fare?
Trovare le motivazioni che alimentavano le mie convinzioni, fu il primo passo.
Una donna perché è donna? Cosa la rende tale? In passato non avrei saputo bene cosa rispondere, forse avrei detto che essere donna comportava un grosso limite in un mondo estremamente maschilista. Cambiare la mia prospettiva era assolutamente necessario. Cercare nel mio passato e nel mio presente tutte quelle qualità che ignoravo avere, mi fu di grande aiuto.
Così pian piano, iniziai a capire cose meravigliose su me stessa. Immaginai un mondo in cui una donna è libera di essere tale, con tutta la sua femminilità, senza limiti o vergogne di nessun genere, e il tutto mi piaceva tantissimo.
Certe cose, purtroppo, sono state oscurate da anni di discriminazioni ma l’essenza femminile ha comunque resistito. Così la ritrovo dentro di me, in ogni mia azione, e non me ne ero mai resa conto. Per esempio: ho sempre ammirato e guardato con estrema dolcezza le donne in gravidanza, non sapendo che questo sentimento è dettato direttamente dalla mia femminilità, ed è un sentimento ancestrale. Esso viene da tempi molto lontani, è l’amore per la vita che viene al mondo, ed è radicato in ogni donna. Quando nasce un bambino ci sentiamo tutte vicine alla madre, come a formare un cerchio protettivo per lei e suo figlio. Ci viene naturale perché è innato in noi il senso materno. Questa è una delle tante qualità che mi rende felice di essere donna.
Essere coscienti di se stessi è un passo molto importante, aprendo la mente e il cuore a queste considerazioni riuscii a ribaltare tutti i concetti che mi rendevano infelice. Ho ristabilito un legame con la mia essenza femminile. Non mi vedo più come un essere anonimo, sono una donna, con il suo posto nel mondo, con il suo peso, con la sua unicità e con tutto il suo straordinario ciclo vitale. Nell’affrontare di petto il mio dolore non mi resi conto che qualche altra cosa era accaduta nel frattempo. Facendo un nuovo controllo alle tube ebbi una sorpresa incredibile.
Le tube risultavano essere aperte e funzionali. Immaginate lo stupore e la felicità! A questo punto mi viene naturale pormi la domanda:” posso essere madre?” il mio corpo ha risposto :” Si ora puoi!” guardo il futuro con occhi nuovi e aspetto fiduciosa il mio destino perché qualunque esso sia, lo affronterò da Donna, perché è questo che io sono!