Questo è il mio Grazie

Senza di lei non sarei qui a scrivere della mia guarigione,
Questo è il mio grazie.
La mia storia di rinascita comincia come tante. Un incontro, una donna, una magica terra.
Questa terra è la Sicilia. Ed è parte della mia guarigione. Anche da questa terra, come da lei, ho ricevuto aiuto e ho ritrovato il coraggio, la bellezza e la forza.
Ho ritrovato la mia anima. 

“ La Sicilia non è una terra che puoi descrivere in un viaggio. Ma neanche in tanti viaggi. Ha così tanti strati che neppure tante vite basterebbero, per coglierne l’essenza.
Io però non voglio scrivere le mie impressioni sulla Sicilia. Voglio scrivere della Sicilia come guida al mio viaggio. Sì, perché le terre parlano. Le rocce parlano. Il mare, le palme asciutte, le granite, i pesci sventrati sulla passeggiata parlano. Narrano storie.
Ogni aspetto mi ha raccontato qualcosa. Ed era qualcosa di me.
così ,spesso, io che parlo sempre tanto sono rimasta in silenzio. Poi , quando parlihai il tono di voce pacato e leggero di quando sei tranquilla e vuota. E’ lieve, ironico, di cuore.
E’ facile trovare la via del cuore quando la persona che hai di fronte ti ascolta e le interessa. E’ facile, sentirsi in armonia e non fuori luogo quando accanto alla tua poltroncina di vimini sorride un albero di limoni. O sopra di te si protende un pergolato. Un pergolato che è un abbraccio di due alberi.
Si possono condividere emozioni profonde girando il cucchiaino in una granita di fragola. E mentre lo infili in una montagnola di panna ti accorgi di un pensiero nuovo. Si affaccia alla tua mente. Qualcosa che prima non c’era e ora c’è.
E’ così. Stai assaggiando la granita più buona della tua vita e dentro di te senti un rumore. Sono cardini cigolanti che là dentro stanno cominciando a girare.

Piano piano si aprono porte, sensazioni nuove. Una brezza marina pulisce l’aria chiusa e giù in fondo, in una qualche parte del corpo, o dell’anima, qualcosa si muove. Batte, si risveglia, e comincia dolcemente a cantare.
Ecco, questo è successo.
Non è che stessi bene del tutto, diciamolo. I cambiamenti, anche se belli, mi spaventano. Sono sempre ansiosa verso il “dopo”, ho resistenza a far entrare il nuovo: mi stringo addosso le mie abitudini come una maglia logora e bozzuta che continuo a mettere anche se non tiene più caldo. Perché ci sono affezionata.
All’inizio è stato proprio così. Come se qualcuno – non con forza, ma con risoluta dolcezza – cercasse di sfilarmi quel bozzolo di lana rada in cui mi proteggevo. E, come Linus, protesti, vai in panico se toccandoti il corpo senti che non c’è più. Ma poi mi sono accorta che là, fuori dal bozzolo, non era così male.
Sì, certo, nuda un po’ ti senti, con la pelle ancora tenera che si increspa al vento e si arrossa subito, al primo sole.
Ma a mano a mano che respiri l’aria fresca del mare, e assorbi energia dal cibo, dai luoghi e dalle persone, a mano a mano, dicevo, che cominci a muoverti senza bozzolo succede che ti senti meglio. Meglio davvero.
Fai passi più leggeri, senti la pancia più sottile, gli occhi sono più luminosi, e avverti un certo tipo di grazia nascosta che ti stupisce.
E’ stato come lavarsi, scrostarsi, purificarsi.
Non è successo niente di eclatante: non ho gridato nei cuscini, non ho affrontato mostri, non mi sono dimenata, gettata a terra, non ho digrignato i denti e scalciato, e neanche riempito cestini di lacrimosi fazzoletti di carta.
In realtà non ho fatto nulla di particolare.
A Taormina, dopo molti “me lo merito, non me lo merito  ho comperato in un bel negozio nella piazzetta fiorita un cappello di paglia, con la passamaneria verde chiaro . Lo indosso sempre anche adesso, d’estate.  Mi piace, mi sta bene. Quando ormai io, di me, non vedevo più nulla. Proprio non c’ero. Figuriamoci se mi comperavo un cappello che mi avrebbe reso visibile.
E invece quando sono uscita con il pacchetto sorridevo.
Ogni volta accadeva una piccola magia. Un museo, un cannolo, un quadro, un tramonto, una cena, uno spettacolo a Siracusa, un aranceto. E tutto era nuovo, pulito e vero. Accadeva realmente. Ed era semplice. Era vita.
Ogni volta sentivo qualcosa scrostarsi dentro di me. Strati di salsedine secca, che avevano bruciato la pelle e scavato canali di rughe ora si scioglievano, si lavavano via.
Ora toccavo sulle braccia una pelle morbida. Non riconoscevo più la mia pelle: era sempre molto secca, ruvida. Invece, miracolo, le dita sfioravano una pelle nuova. La mia.
Io sono rinata così: con l’amore, l’ascolto, lo sguardo pulito sulla mia anima. E con la determinazione che lei mi ha aiutato a tirare fuori. Perché lei ha visto. Ha compreso, ha trovato il filo della mia anima smarrita e me l’ha mostrato. C’era ancora. Ma io non sarei mai riuscita a vederlo. Perché si può morire da vivi. E non sei più in grado di sentire, di vedere, di desiderare. Nulla.

Per anni ho continuato a sparire, ad affidarmi, a dare, finché non ho perso tutto, tutto ciò che avevo, ma soprattutto tutto ciò che ero.
Sui vampiri energetici molto si è scritto, sulle persone in grado di manipolare sentimenti, emozioni e situazioni per i loro fini. Sono molte, le storie di vite non vissute, nascoste nell’ombra di una non coscienza, consumate, svuotate di linfa vitale, e poi sputate via.
La mia storia è una di queste. Di vita non vissuta.
Ma non mi interessa raccontarla. Mi interessa offrire la mia gratitudine a questo luogo della rinascita, e a questa donna che ha visto i miei rami secchi e ha saputo dar vita ad una nuova fioritura. Una primavera arrivata molto dopo i vent’anni.
Ma autentica, piena di boccioli, profumata, con le farfalle nello stomaco e la luce e il cielo lavato dalla pioggia.
Qualcuno ha scritto che la primavera non è una stagione, è uno stato d’animo. Per me, la primavera è rinascita. E’ stato cambiamento, e pelle nuova.
Ecco, adesso che è passato del tempo, potrei dire che il viaggio vero è iniziato dalla fine.

E’ un viaggio che inizia con un saluto, con uno sguardo all’Etna e uno al mare. Dal mare di blu lapislazzulo a quell’altro mare, leggero, nel nord.
E grazie. Grazie alla Terra, alla Madre, ai canti muti dell’anima. Hanno accompagnato i miei passi con amore e saggezza. Grazie ai suoi occhi attenti,  alle sue parole, come mani salvatrici. Donna di questa terra. Come lei magica. “